giovedì 3 novembre 2011

Joan MIRO' partecipò ad un gioco segreto?




Joan Mirò

Joan Miro' (1893-1993), come qui dimostra Joackinder, avrebbe partecipato con altri artisti (Picasso, Matisse, Braque, Delaunay ecc.ra) al gioco sotteso all'arte moderna, organizzato fin dal tempo di Degas, Faure e Stevens, tra i frequentatori del salotto parigino della Principessa Matilde Bonaparte-Demidoff (1881), e ripreso e riorganizzato da Jean Cocteau col ritorno degli amici nel 1922.
Come provare questa tesi per cui esisterebbe un gioco segreto? Nei due seguenti modi:


a) Pubblicando un dipinto di Joan Mirò in cui l'artista rivelò egli stesso questo segreto:



Tratto dal volume "Mirò" edito dalla Fondazione Mirò, 
pag, 145, titolo dell'opera: "Donna spagnola"


Sotto il compasso massonico
il disegno di una scarpa da donna


scarpa = chaussure = chasse sure 

chasse sure = "Caccia al tesoro ben difesa"


b) Pubblicando alcune opere le quali avrebbero affrontato la "querelle" o disputa intorno al fatto se alcune di queste siano autentiche o false.

Joan Mirò: "Donna della notte"

Un discutere davvero strano, visto che le opere, a differenza della pipì degli angeli, esistono e sono osservabili e sottoponibili ad ogni sorta di esame foto-tecnico, dall'indagine multi-spettrale sui colori, fino alle estrazione del DNA biologico lasciato da eventuali tracce organiche sull'opera.
Tuttavia senza spingerci in queste analisi che inchioderebbero gli esperti d'arte così come i carabinieri del ROS inchiodano gli assassini responsabili di efferati delitti, Jockinder ritiene sufficiente  pubblicare alcune opere della sua collezione che siano leggibili, nel senso di essere decifrabili tramite la "lettura visuale" del significato delle immagini dipinte, le quali sono spesso riconducibili alla predisposizione di REBUS o giochi di parole al fine d'essere risolti dall'abile ricercatore.
Si prendano in esame, per incominciare, due disegni a china e colore su due rispettivi cartoncini sul cui retro vi é la catalogazione numerata ed il riconoscimento di autenticità di uno sconosciuto archivista della Fondazione Maeght, sempreché sia esistita in Spagna una Galleria rappresentante della Fondazione Maeght a Madrid oltre che a Barcellona.
 
         Joan Mirò: "in folia veritas"
Questi due bozzetto emanano una forza empatica capace di aggrovigliare le radici della pianta "Bon Sai" quasi a rappresentare una gamba tra le due cosce dell'amante?
Incorniciato sullo sfondo, il bozzetto di sinistra é riconducibile ad una celebre litografia della serie dei "mostri" di Mirò, mentre il bozzetto di destra propone al "Mostro" di bravura (il risolutore del gioco) una lettura affatto indecifrabile:
In questo bozzetto si riconosce  in alto a destra il simbolo della stella di Cocteau ed in centro al cartoncino il disegno di una coppa su una tavola da sci di colore rosso blu e bianco, il tricolore francese. La parola "sciér" (segare) assume nel gergo francese anche un significato sessuale (scopare), forse a significare il piacere che l'atto procurerebbe sia agli organizzatori del gioco che ai suoi risolutori, ciò per la scoperta che ad essi sarebbe riservata.
Questa scoperta sarebbe da prendere al volo, così come si colpisce il piattello rosso (sulla destra), che richiama lo sport del tiro al piattello dove occorre velocità ed occhio.
Nella coppa, infine, un amo (necessario per pescare un pesce, ad esempio il Delfino di Francia, e qui si farebbe riferimento allo scopo del gioco che consisteva nel mantenere viva la "querelle" sulla sopravvivenza o meno del Re mancante Luigi XVII° di Borbone), una vicenda storica la cui soluzione avrebbe laureato il suo rivelatore (vedasi berretto nero e piatto che si conferisce al laureando, come usa in Francia e negli Usa al posto della nostra italica feluca).
Infine si noti il volto incluso nel Calice (Holy Graal, da ritrovare), composto da un naso a triangolo rosso (simbolo massonico), da un occhio arrossato (di colore rosso) da cui sgorga una lacrima gialla, col colore della buccia del limone forse a significare che si tratti di "roba da piangere" per uno scherzo fatto con "humor" inglese, poiché "lemon = limone" nel  gergo inglese significa "scherzo", salvo che non si tratti di una pera gialla, quindi pure con conseguenze lassative !
Oltre alla leggibilità di questo bozzetto, esso diviene elemento di reciproca conferma di autenticità con un altro disegno di Joan Mirò su carta, china e colore cm. 50x70, che sebbene con elementi visuali diversi estrinseca il medesimo concetto:



La variabilità della firma, una incostanza caratteriale accentuatasi nel trascorrere degli anni.

Anche nel disegno di destra, firmato due volte, in grande "Mirò" (a china) ed in piccolo (a matita, sulla destra in basso), é riprodotto il medesimo concetto ma con un diverso gioco di parole:

Qui si osserva in alto a destra la stella di Cocteau sopra ad un "cap" (cappello da fantino), a significare in francese "Chevalier" (cavaliere, ma anche anello nobiliare del personaggio che si viene a scoprire). Questo personaggio é indicato dalla nota musicale (RE) posta in grande in centro alla coppa (Holy Graal) trasfigurata come parte superiore di un'erma, a significare l'esistenza di un'erma antica (statua a mezzo busto) che rappresenterebbe la figura del Re, il tutto sulla stessa tavola da sci, a significare in francese il verbo "sciér", ovvero una storia "scopata", quindi velocemente sottratta o anche fortemente goduta.

La reciprocità di queste due opere d'arte, dovrebbe avere una "liaison" con un'altro disegno, sempre china e colore su carta di cm. 50x70, raffigurante una donna avente un'idea del cazzo nella sua testa a forma di uovo:

Joan Mirò - collezione Barbera
"L'épiphanie de l'art"

Questa donna dotata di un occhio magico rivelerà alla Spagna con la sua bocca dai colori della bandiera spagnola, un'idea (spirale) che sarà dolce (ciliege sulla destra) e brillante (stella celeste). Essa contribuirà all'epifania dell'arte (vedi scarpe con calze da befana), a significare una scoperta e rigenerazione dell'arte grazie all'intuito femminile.

Joan Mirò- - China su carta


Si tratterà di una storia scritta come in uno spartito musicale per due suonatori, una melodia ispirata dal Toro di Sion che porterà ad aprire una porta per entrare in una nuova "epifania" (rinascita) dell'arte.

Ed infatti sarà proprio la "Donna che cammina" ad essere rappresentata, nella scultura di Joan MIRO', con una speciale rotella in testa, assolutamente da non perdere !

Joan Mirò - Collezione Barbera
"Donna che corre"

Quale fu la ragione pratica di questo gioco segreto, per cui gli artisti non rivelarono d'aver accantonato queste opere destinate al premio di un gioco reso ancor più difficile dal giuramento di non rivelarne durante la loro vita l'esistenza?

Le ragioni furono essenzialmente due:

1) La prima ragione, fu che il gioco aveva bisogno per essere condiviso e custodito dagli organizzatori e dagli artisti che vi avrebbero partecipato, di una regola con motivazioni più profonde ed importanti, che travalicassero lo scopo ludico del gioco per  coinvolgerli in una ricerca che da sempre é stato il momento di maggior riflessione degli uomini rispetto alla morte: la domanda a cui si chiedeva di rispondere era se esistesse o meno la sopravvivenza dopo la morte... nell' "al di là". Come rispondere a questa domanda? 

Semplicemente rendendo un gioco collettivo impossibile da risolversi, poiché tutti avrebbero mantenuto il loro giuramento di negarne l'esistenza, consapevoli che se avessero infranto il gioco sarebbero passati dall'altra parte, con color che già morti avrebbero continuato a giocare con una regola opposta, quella di cercare in qualità di anime sopravvissute, a creare nel mondo dei fenomeno (qui tra i vivi) degli accadimenti improbabili che avrebbero reso risolvibile il gioco.

Risolvendo il gioco, tramite l'intervento dei morti, si sarebbe dimostrata l'ipotesi della sopravvivenza delle anime dopo la morte!

2) La seconda ragione fu più "terrena" e necessaria: le opere d'arte che erano state destinate al vincitore del gioco, visto che la soluzione sembrava lontana a venire, furono destinate ad una necessità più impellente, quella di essere impiegate come beni dati in garanzia ai banchieri ebrei affinché fosse concesso l'ingente prestito necessario a finanziare il Movimento di liberazione contro i nazisti, nella seconda guerra mondiale. 

Un certo numero di opere di Mirò, a tutt'oggi inedite salvo questo primo lotto pubblicato, avrebbero quindi aiutato finanziariamente la salvazione degli ebrei, per quanto fu possibile, dai forni in cui i loro corpi gassati venivano definitivamente bruciati e cremati.

Joan Mirò
Piastrella della fornace di Lorenzo Artigas
(Barcellona)

Nella bocca di questo forno, dove ironicamente si cuociono le salcicce, due occhi indagatori tra compasso massonico ed una lacrima, ricordano una verità tragica che fu oggetto di un segreto che qui Joackinder, lo scopritore del Calice del Graal, vi ha svelato con le migliori finalità d'intento.

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